DOVE CI PORTA QUESTO TEMPO DI SOSTA?

SPUNTI DI RIFLESSIONE DEL PARROCO

Questo tempo di sosta forzata ci sospinge, come Gesù nel deserto, più profondamente nel tempo della quaresima che mai come ora ci appare nella sua verità rivelativa, siamo condotti ad una essenzialità a cui non siamo abituati.

Domenica scorsa ci siamo soffermati a vedere quale mancanza della vita pastorale sentiamo di più e quale tentazione nasconde. Ciò che ci rende difficile la sosta è la nostra iperattività senza la quale non sappiamo chi siamo ed è qui si nasconde la tentazione: o faccio e quindi esisto o non faccio e non so chi sono. La nostra identità è più profonda e la scopriamo nella misura in cui ci fermiamo con noi stessi davanti alla Parola.
Tutto parte dall’ascolto come dice la voce dentro la nube nell’episodio della Trasfigurazione che contempliamo nella liturgia di oggi. L’ascolto è la chiave che ci permette di aprire lo scrigno del cuore di Dio, del nostro e del fratello. Un amico brasiliano ama ripetere che dove c’è un troppo c’è una fuga da qualcosa. Cosa nasconde l’iperattività a noi stessi di noi stessi e di conseguenza agli altri? Solo il fare che scaturisce dall’ascolto diventa fecondo, altrimenti stanca e non comunica.

Questo tempo di deserto smaschera la nostra paura e incapacità di ascolto, temiamo lo specchio della Parola di Dio che vuole rimandarci la nostra immagine per aiutarci ad essere più noi stessi. Smaschera il timore di ascoltarci profondamente tra noi per lasciare lo spazio necessario al legame che tramite il racconto di sé lega le persone le une alle altre.
Il virus che imperversa e dal quale dobbiamo giustamente difenderci rivela però una paura che sottostava già nei nostri rapporti evidenziando l’individualismo endemico che ci teneva già lontani gli uni gli altri e non per motivi igienici come è giusto che sia oggi. Noi andavamo avanti come se nulla fosse, ora vediamo con l’evidenziatore le tante lontananze esistenti da tempo.

Come cristiani credo che il mondo non sappia che farsene della nostra stanchezza e della nostra rassegnazione. Il mondo ci chiede di aiutarlo a trovare un senso alla vita che anche noi rischiamo di perdere se non ci appoggiamo alle promesse di Dio nascoste dentro alla sua Parola. Approfittiamo di questo tempo per sviluppare l’orecchio affinchè sappia ospitare dentro al cuore la Parola che ci eleva dal nostro mondo e ci fa intravedere la storia attraverso gli occhi di Dio. Nutriamoci della sua Parola perchè è nutrirci di speranza, alimento necessario alla nostra vita e alla nostra sopravvivenza e facciamolo in entrambe le due direzioni: tra me e me e insieme con quelli di casa dove è possibile o con qualche fratello nella fede.

Buon ascolto perchè quello che Dio promette lo mantiene.

Massimo

Condividi con:


Ultima Modifica: da M

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.